sabato 29 aprile 2017

Happy Birthday, Danny Boy!

British/Irish actor Daniel Day Lewis is turning 60 today.
Since I've been a huge fan of his work for the last 30 years, I think I should really wish him Happy Birthday!!!
Funny thing: I used to know his father, the Irish poet Cecil Day Lewis, before knowing him:
I must confess that the first time I read Day Lewis name on a screen (it was back in 1986, the film was A room with a view and I immediately fallen in love with his character, the snobbish and irresistible Cecil Vyse), I thought he could be his nephew (the two had an age gap of 55 years).
Anyway, these two really look alike, and it is also the case of Dan
iel's son, Gabriel Kane (his mum is French actress Isabelle Adjani):
Well, what can I say? I love the Day Lewis men!
When, in 2013, I was so lucky to go to the Oscars, it was the year Day Lewis won his third Oscar as leading actor (only case in cinema history), and I couldn't help myself: I looked for him at the Governor's Ball and when I found him I made the most ridiculous love declaration of human history in front of his wife (film-maker Rebecca Miller)!!!
Hey, at least I could say that I made laugh Daniel Day Lewis...
Cecil Day Lewis wrote a poem the day his son was born, it is called The Newborn, and the first time I read it I ignored it was about a man I would have loved so much in my life.
Here it is:
The Newborn
This mannikin who just now
Broke prison and stepped free
Into his own identity--
Hand, foot, and brow
A finished work, a breathing miniature--
Was still, one night ago,
A hope, a dread, a mere shape we
Had lived with, only sure
Something would grow
Out of its coiled nine-month nonentity.

This morsel of man I've held--
What potency it has,
Though strengthless still and naked as
A nut unshelled!

We time-worn folk renew
Ourselves at your enchanted spring,
As though mankind's begun
Again in you.

Happy Birthday, Danny Boy!

venerdì 28 aprile 2017

Booklover

In queste ultime settimane ho rinnovato un po' il mio appartamento (principale motivo per cui sono andata poco al cinema e ho scritto pochino sul blog).
Nessun grande lavoro, ma piccole cose che ne hanno migliorato decisamente l'aspetto. Ultima in ordine di tempo: nel week-end, grazie all'aiuto di alcuni simpatici (e aitanti) amici, ho riempito una parete intera di librerie (che qui in Francia si chiamano Bibliothèques, cosa che mi fa sempre un po' ridere perché mi immagino dei posti enormi anziché dei semplici scaffali).
In pratica, non ho fatto altro che tenere tra le mani i miei libri per due giorni.
Prima li ho tolti e li ho impilati a casaccio sul pavimento (quando li ho visti così distesi  tutti insieme mi è preso un colpo!) e poi ho dovuto trovare loro un posto ben preciso nelle nuove librerie, lavoro faticosissimo ma estremamente interessante.
Mi sono resa conto che attraverso quei volumi potevo tranquillamente ricostruire tutta la mia vita. 
So che ognuno ha il suo personale sistema di catalogazione: per editore, colore dei libri, autore, argomento ecc. ecc.
Io sono piuttosto per un rangement a tema.
Temi che nel mio caso sono (praticamente da sempre): Giappone (con una quantità inquietante di romanzi di Haruki Murakami nelle sempre strabilianti traduzioni di Giorgio Amitrano), letteratura italiana contemporanea, libri di moda (rigorosamente vintage), libri sul design degli anni '50, letteratura inglese e americana (sezione in lingua originale, sezione tradotta), libri illustrati (tutta Beatrice Alemagna, tutto Pascal Blanchet), libri di poesia, libri francesi, libri di cucina, guide illustrate dei posti che preferisco al mondo, libri su Parigi, libri di fotografia, qualche libro di architettura (ma pochini eh), quasi nessun libro d'arte (lo so, è un mio grave problema) e, dulcis in fundo, tanti, tanti, tanti libri sul cinema.
Tralascerò il fatto che a Milano, a casa di uno zio con un po’ di spazio, ho lasciato almeno altri 15 scatoloni di libri, ma anche quelli potrebbero rientrare nelle stesse categorie: è da tanto tempo che mi piacciono le stesse cose.
In effetti uno degli aspetti più sconcertanti di fare questo lavoro è rendersi conto di quanto poco, in fondo, si è cambiati da quando si avevano 15 anni. 

Ho scoperto di avere un intero scaffale dedicato a Virginia Woolf e ai suoi amici di Bloosmbury, ad esempio. Vai a capire perché, ho sviluppato una specie di ossessione per questo gruppo di intellettuali inglesi che nella vita andavano a letto tra di loro in combinazioni piuttosto interessanti, vivevano in case di campagna nel Sussex, dipingevano, scrivevano, erano pacifisti e amavano occuparsi del giardino. Ovviamente sono anche andata a visitare tutte le loro case, e ne ho già scritto nel blog, vi ricordate
Monk's House - La casa di Virginia Woolf nel Sussex

Un’altra mia grande passione è quella dei libri Penguin (per me Penguin sta ai libri come Criterion sta ai DVD, ovvero sono il meglio che puoi trovare al mondo, sia dal punto di vista della qualità che della grafica). Letteralmente stravedo per le loro vecchie edizioni. Posso restare interi minuti in religioso raccoglimento di fronte alle copertine delle raccolte di poesia degli anni ’50-’60. Lì siamo nel campo del sublime:

Nei reparto italiano, libri di mio fratello Matteo B Bianchi a parte, mi ha impressionato favorevolmente constatare di quanti scrittori sono amica. Essere circondati dai libri degli amici è una cosa meravigliosa, e quindi dico grazie in ordine alfabetico a: Paola Calvetti, Carolina Cutolo, Diego De Silva, Marco Drago, Matteo Galiazzo, Fabio Genovesi, Lisa Ginzburg, Antonella Lattanzi, Marco Mancassola, Antonio Monda, Francesco Pacifico, Giuseppe Rizzo. 
Grazie amici di essere così talentuosi!
Quelli sul cinema, che ve lo dico a fare, riempiono da soli metà libreria.
C’è il reparto chiamato Tutto Truffaut, perché contiene solo ed esclusivamente libri su di lui, tra i quali spicca la Bibbia, ovvero la sua biografia scritta da Antoine De Baecque e Serge Toubiana (ecco, se qualcuno a 15 anni m’avesse detto che un giorno avrei vissuto a Parigi, avrei conosciuto Toubiana e avrei amabilmente chiacchierato con lui di cinema tutte le volte che lo incrociavo alla Cinémathèque Française, penso che non ci avrei creduto o che mi sarebbe venuto un colpo).  

C’è lo scaffale con i cataloghi di tutte le ultime mostre della Cinémathèque, giustappunto, e quello con i volumi dedicati ai registi che amo: Demy, Tati, Eustache, Antonioni, Scorsese, Allen, Kaurismäki, Lars Von Trier, Wong Kar-Wai (e pure due-tre libri SOLO su In the Mood for Love) ecc. ecc. 
C’è un libro enorme su Wes Anderson con una sua dedica che non scorderò mai (anche perché porta la data del 13 Novembre 2015: me l’ha scritta poche ore prima degli attentati di Parigi).
E poi ci sono cose che solo io potrei avere.
Tipo questo libro che adoro e per il quale mi chiedo sempre: ma chi diamine potrebbe averlo mai comprato, a parte me??? Il titolo è British Cinema and Thatcherism…. 

Non chiedetemi perché ma mi mette di buon umore tutte le volte che lo guardo, forse perché grazie al loro odio nei confronti della Tatcher i registi inglesi hanno fatto dei film bellissimi, negli anni '80:
Comunque, dopo tutto, non devo essere stata l’unica ad averlo comprato, perché mi sono appena resa conto che ne hanno fatto una seconda edizione, mettendoci pure in copertina uno dei miei film preferiti di tutti i tempi: My Beautiful Laundrette di Stephen Frears. Toccherà comprare anche quest'altro, ovvio!

E poi volumi sul Free Cinema inglese, sulla televisione britannica (che le serie le sfornava già negli anni ’60), un libro meraviglioso du Six Feet Under, una serie infinita di libri su Mad Men e il mitico libretto per “colorare” Ryan Gosling (che noi in La La Land ci abbiamo sempre vissuto, modestamente):
Certo, a volte ci sono anche delle brutte sorprese, mettendo a posto i libri.
Un volume da cui salta fuori un biglietto che avevamo dimenticato, ad esempio. 

Con dentro una frase qualsiasi che però nasconde un intero mondo che non esiste più, e capire la distanza tra quella me stessa e quella di oggi è piuttosto impressionante. 
La tristezza, per fortuna, è passeggera, e riguarda soprattutto il fatto che nessuno oggi potrebbe lasciarmi un biglietto simile. Ma ormai la lezione l’abbiamo imparata. Una persona, come un libro, è meglio non giudicarla mai dalla copertina.
In ogni caso, alla fine, il risultato dell'immane lavoro è stato questo qua (sì, lo so, ci sono due librerie completamente storte, però non è colpa mia se a Montmartre i pavimenti non sono dritti e se a quel punto non c'era nessuno che poteva aiutarmi! E poi per distrarvi da quel particolare, buttate un occhio al mio Mad Men Bar in primo piano):
Mica male, no?

lunedì 10 aprile 2017

Mood Board of the Month

I love Mood Boards.
So I thought that, once in a while, I can create one for the blog.
Cinematic, of course!
Since Springtime has arrived (or at least it looked like, here in Paris), I wanted images filled with Summer dresses, flowers, big hats and beautiful actresses.
And here they are: Sophia Loren, Brigitte Bardot, Lauren Bacall and Marilyn Monroe.
How can you ask for more?
Happy Springtime to all my readers!

venerdì 31 marzo 2017

When Zazie met Matthew Weiner


The great thing about living in a city like Paris (I wrote this before), is that there are always so many cinematographic things to see and to do (too many, actually!).
Recently, the museum Jeu de Paume, the kingdom of photography lovers, has organised a series of lectures about Mad Men.
If you read this blog, it is useless to explain the cult and devotion I harbor for this series.
Mad Men is The Perfect series, as far as I’m concerned, mixing two of my favourite things on this planet: cinema (because there is no doubt this is not just TV) and the era 50’s/60’s. 

Directed by Emmanuel Burdeau, a super brilliant French cinema critic, the 6 seminars took place on Friday afternoon between mid-February and the end of March. The only problematic thing: they started at 6.30 pm, a bit complicated for somebody like me, who is supposed to work at least until 7 pm.
For this reason, and to my great disappointment, I was able to follow just two of them, the seminars I considered unmissable: the one dedicated to Peggy Olson, my favourite character in the show, and the last one, having as a guest star Matthew Weiner, the creator of Mad Men:

Each meeting had a special guest, as a matter of fact. 
Somebody who had first a dialogue with Burdeau about a specific aspect of the series and then a Q&A with the audience.
There has been an analysis of Mad Men opening credits, a study of the black representation in the series, of the songs chosen to close each episode and on the place of advertisement campaigns.
The one about Peggy Olson was led by Romain Huret, a historian specialized in US history and in particular in its economic and social inequalities. He is now writing a book about the singles in America and so he decided to analyze the figure of Peggy, the only single woman of the entire series and an example of emancipation through her job and her life choices.
It was an amazing experience!


Of course, the Jeu de Paume’s little auditorium was totally sold out last Friday, for the arrival of Mr. Weiner.
To tell you the truth, it was not the first time that I saw him

Back in 2011, at the peak of Mad Men success, Weiner was in Paris for a talk at the Forum des Images. I still remember that I had to wake up at 7 am one morning to buy the ticket!
This time, it was easier to find a seat, even if the place was quite small.
Well, as Weiner himself said: this series was broadcasted for the first time 10 years ago, and it’s been over for more than one year, so it is pretty incredible that we are still talking about it.

The impact of Mad Men on today’s America society was one of the themes discussed during the talk, as well as the big strike of screen players in Hollywood that put on hold the series for almost one year and the troubles Weiner had at the beginning, when it was so hard to find a channel ready to finance the shooting of the pilot.
Another interesting matter was the place of advertisement in the series. Weiner insisted very much about the fact that Mad Men isn’t at all a series about advertisement. For him, that was just the background, it could have been another office, selling other things, but that world, somehow, was the perfect set for things that Weiner wanted to convey to the audience.
Very funny fact: the tomato ketchup company Heinz, for which in Mad Men was created an advertisement, is now using that campaign for real:    
Weiner was more relaxed and cheerful than at the time of the Forum des Images talk.
He was genuinely enjoying his time with us and he was eager to have questions from the small audience of the Jeu de Paume auditorium. The meeting was so casual that at a certain point he said he couldn’t resist any longer and he had to go to the restrooms.
It was a very funny moment, then he came back and he said: Now I can talk to you for the rest of the night, if you want.
When the conversation was over, he invited people to go to see him if we had something to tell him or to let him sign.
Of course, your Zazie couldn’t miss the opportunity.
I had a nice Mad Men card to be signed, coming from the Blue Ray Box Set of the entire season, so I patiently waited to talk to him.
When my turn eventually came, I unexpectedly had one of the greatest moments of my life, because Weiner looked at me, at the way I was dressed, and then he said: You have such a lovely outfit!

My heart melted.
The creator of Mad Men complimenting me for the way I am dressed!!!

It is true that with my 60’s peggyolson-look-a-like dress and my new 50’s shape glasses I could be coming from the set of the series...

Call me Peggy from now on!
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